Confessioni di una psicologa senza filtro

di Olimpia Parboni Arquati

Come smettere di procrastinare

Buongiorno a tutti gli amici in ascolto, di seguito l’esperta vi fornirà alcuni preziosi consigli su come smettere di rimandare ogni cosa che vi mettete in testa di fare, a domani o al giorno dopo ancora. Quindi procedo a mettermi in cattedra, a lustrare gli occhialini che per un motivo misterioso si riempiono di ditate anche quando nessuno li tocca e, con i poteri conferitimi dallo studio mattissimo e disperato, dall’Ordine degli Psicologi del Lazio e dalla mia prozia MariaGiovanna che sono sicura faccia il tifo per me, vi farò sentire molto in colpa per le vostre pessime abitudini e per come vivete male la vostra vita, giornata dopo giornata, tentativo dopo tentativo, fallito.

Voi, a differenza mia che alle 6 di mattina di ogni giorno che qualcuno manda in terra mi alzo per tirare muretti a secco in giardino con la sola mano sinistra, non sarete mai persone di successo, non sarete mai felici e, cosa più importante tra tutte, non riuscirete mai a cambiare il mondo, sfigati.

Ecco, grosso modo la sensazione che provo quando incappo in qualche scrittura sulla costruzione di una routine vincente come scacco matto al dolore, è quella che ho provato a spiegarvi, impegnandomi per sembrare antipatica.

Perché quando leggo delle persone che dispensano dottrine su come vivere, io mi sento che non sto vivendo, sto solo trascinando me stessa verso gli impegni che mi fanno pagare le bollette. Mi sento come se ogni tentativo fatto sia uno sparo a salve nel cuore di una foresta disabitata. E penso anche che chi si permette questo piglio, senza alcun riferimento alle difficoltà, sta commettendo un piccolo grande crimine contro l’umanità, il crimine di essere disonesto.

Se vuoi avere successo e felicità devi per forza comportarti come un militante nelle fila dei doveri, alzarti non presto, prestissimo, procedere dunque con un’oretta di esercizio che manco i balilla, oppure meditazione profonda oppure yoga flow oppure sei un coglione. Espletata la colazione leggera a base di acqua e limone tiepida e fette di segatura e semi lino e nocciole del Kazakistan, gli esercizi di mantenimento gravitazionale della massa, indossato il tuo abito migliore, si procederà dunque al controllo della posta. E qui mi immagino di essere praticamente Churchill che la mattina apre la posta criptata per decidere le sorti della guerra. Solennemente apro gmail e imposto le mani a lavorare come scriba professionista e compito e rispondo alle potenze internazionali chiudendo ogni lettera con “cordialità” scritto bello grosso.

E, secondo loro, tutta questa immane fatica è solo quella delle prime due o tre ore del giorno, superate quelle con il massimo dei voti, dovremmo lanciarci nelle strade del mondo augurando buongiorno ai passanti, infilandoci con la 24h di pelle nel vagone della metro in perfetto orario senza nemmeno una goccia di sudore. Quando lavoriamo stiamo cambiando il mondo, noi stessi, il riscaldamento globale. Quando mangiamo siamo meglio di Luciano Onder in Medicina 33, solo frutta e verdura di stagione, solo un massimo due bicchierini di vino e solo a cena, solo prodotti non lavorati, niente schifezze, niente zuccheri, 5 litri d’acqua al giorno, tisane depuranti, radici di zenzero, omega3, niente fritti a meno che non sia un’occasione speciale e, anche in quel caso, meglio fritto ad aria, meglio fritto leggero, anzi, meglio che sembra fritto ma in realtà è al forno.

Per non parlare del sonno, daje a dire che dobbiamo dormire 8 ore, spegnere i telefoni, spegnere i computer, la luce, i pensieri. Eppure non conosco una persona che sia una, che ogni notte dorme 8 ore e che riesca a spegnere se stesso quando vuole. Per non parlare, e non ne parlerò perché lo considero un capitolo a parte, della disonestà del far intendere che se non credi abbastanza in te stesso, nelle tue capacità, nei tuoi sogni, allora non sei appunto solo uno sfigato, sei proprio un povero coglione. Non so di preciso voi, ma io più che andare a dormire, collasso sul divano ricoperta da apparati di bassa tecnologia, posacenere e forcine. Verso le due mi alzo di soprassalto con gli occhiali e la luna di traverso, mi infilo se va bene metà del pigiama e provo a trascorrere un secondo tempo che spesso diventa: curiosità sulle ginocchia dei pinguini, osservazione del soffitto, introspezione dolorosa sul passato e sul futuro, inevitabile arrivo delle prime ore dell’alba, inevitabile ansia correlata e profondissimo sonno quando ormai è tardi.

La verità, gentili amici in ascolto, sempre che parlare di verità sia qualcosa concesso agli esseri umani, è che ogni giorno è una scommessa con la vita. Ogni giorno è tutto uno scommettiamo a chi ce la fa di più, se la nostra volontà di fare batte quale del non fare. Ogni giorno è una probabile scadenza, ogni giorno un essere umano si sveglia al suono della decima sveglia rimandata e sa solo una cosa: che non ha nessuna voglia di correre. Sa che le gocciole non ti rimettono al mondo, che un caffè non basta, che sognare può fare male.

E io non sono qui a ricordarci che la vita uh com’è difficile la vita, no. Sono qui a provare a dirci che la routine, quella danza scomposta che si intraprende con i giorni, è una buona norma, ma le regole non possono essere imposte.

Se provassimo ad ammetterci che il primo pensiero non è “dio che bello eccoci di nuovo qui“, ma “dio come farò oggi“, credo ci sentiremmo tutti meglio. Se provassimo a essere inclusivi in questo senso invece che cazzeggiare solo con cosa non si può stigmatizzare perché pare brutto e provassimo a non colpevolizzare la volontà, ritenendola handicappata quando non rispetta i tempi dei capi della NATO, forse permetteremmo a più persone di avvicinarsi a qualche tipo di cambiamento stimolando sul serio la volontà a farlo, non facendo passare ogni tipo di azione impegnativa come una forma di piacere bensì come un possibile dovere che porta qualche soddisfazione.

Non si insiste abbastanza spesso sulle difficoltà del prendersi cura di se stessi attraverso le piccole abitudini, non si insiste abbastanza spesso nel raccontare quanto sia facile indulgere e quanto sia piacevole dirsi “lo faccio domani”, anche quando domani è sinonimo di “mai più”.

Non riuscire a trasformare ogni sogno in realtà non è invece sinonimo di non saper vivere, è il segnale che ci stiamo provando. La vita non è quella cosa che ti alzi e te la mangi, è un fenomeno delicato, fatto di tanti momenti silenziosi, fatto di immaginazione e ricordo, di invidie, di paure e di momenti di rabbia. La vita è quella cosa che ti svegli, sbuffi, eppure ti alzi lo stesso e provi a trascinarti attraverso le cose che devi fare, qualche volta bene, altre malissimo, altre non ti alzi affatto e continui a immaginare.

Non riuscire a superare sfide che probabilmente non ci appartengono nemmeno non fa di noi dei depressi, dei pigri, delle persone incapaci di concentrarci, fa di noi delle persone punto.

Prendete la routine che secondo voi dovete seguire, scrivetevi tutta la giornata nel dettaglio inondandovi di compiti impossibili, poi cancellate tutto e lasciate solo una cosa piccoletta. Oggi che è mercoledì forse stasera farò lo spezzatino, oggi che è mercoledì forse finirò di scrivere quello che sto scrivendo, oggi che è mercoledì, è mercoledì, fa freddo, sono passati altri mesi da quando ho detto che avrei pulito i vetri, eppure sono qui, forse non mi sento così felice, così soddisfatta e vincente, così invincibile e così arrivata, però mi sento viva, però mi sento, punto.

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