Confessioni di una psicologa senza filtro

di Olimpia Parboni Arquati

Ho messo da parte me stessa

Da sempre mi dicono che sono ermetica, penso di aver capito, arrivata alla mia età, di essere un carattere introverso e questo ha da sempre condizionato la mia vita. Non ho mai spiccato quando mi trovavo insieme ad altre persone e non ero/sono certo la tipa che in una situazione di incontro porta a casa chissà quanti contatti. Sotto un certo punto di vista questo l’ho anche superato ma le scelte che ho fatto nella mia vita mi hanno portato ad avere un po’ di rimpianti. Dopo la laurea mi sono trasferita aiutando il mio ragazzo ad avviare la sua attività e da qui non mi sono più spostata. Ho messo da parte me stessa, sono passati degli anni ed ho costruito una famiglia con due figli (avuti uno dopo L’altro). I miei rimpianti sono diventati macigni sommati alla insicurezza che ho accumulato. Non so se dare proprio tutta la colpa a me stessa, ma sono sicura che questa situazione voglio cambiarla. Uno dei miei costanti pensieri è che devo e voglio dimostrare qualcosa ma non ci riesco. So di esserne capace ma c’è qualcosa o qualcuno che mi blocca. Grazie,

F.

Cara F.

Non so quale sia la tua età e non sono di quelle convinte che ci sia sempre tempo, però i momenti in cui pensiamo di non poter fare niente, non sempre corrispondo a quelli in cui non possiamo effettivamente fare niente. Eppure tu lo dici già, chissà se conoscendo oppure no, uno dei tanti grandi punti difficili di questo mestiere, che riflette molti dei grandi punti difficili della vita: sei sicura di voler cambiare questa situazione, ma c’è qualcosa o qualcuno che ti trattiene.

Secondo l’idea che ti sei fatta finora, chi o che cosa pensi ti trattenga? Perché sul cambiamento se ne dicono tante, come se fosse una porta pronta da attraversare, e l’unica fatica fosse mettere un piedino dall’altra parta, come se dovessimo intingerci un lago tiepido e accogliente. No, il cambiamento terrorizza, a volte così tanto che il solo guardare troppo il là ci fa venire il mal di mare, proprio come se fossimo barchette nell’oceano.

Cambiare qualcosa vuol dire rinunciare a tanto altro che ci ha accompagnato per migliaia di giornate, tanto altro che, piacendoci o meno, definisce chi siamo. Quando siamo pronti a immaginare il cambiamento, non sempre siamo pronti ad affrontarne le conseguenze e a dover rinunciare a quelle parti che ci hanno tenuto compagnia. Essere sbagliati è più tollerabili che non essere, essere quello che gli altri ci chiedono di essere è più semplice, sebbene non meno doloroso, che essere tutto quello che tutte le nostre aspettative ci chiedono di essere. Se vuoi capire come mai non cambi prova a chiederti cosa di buono ti trattiene. Per capire l’irrequietezza del cambiamento dobbiamo provarne a capirne l’ambiguità.

La libertà in quanto tale è piena di insidie, piena di angosce e di ripensamenti, piena di galere e di solitudini, piena di vuoti.

Se tu fossi una donna che ha rinunciato a dei sogni ma questo facesse di te una donna generosa? Se fossi una donna che ha messo in secondo piano la carriera ma fossi una donna che è diventata un’ottima madre? Se fossi più attiva nelle tue decisioni di quanto potrebbe far sembrare questo aver lasciato a qualcuno o qualcosa il testimone dei tuoi giorni? Perché è sbagliato pensare che chi non sceglie non scelga, chi non sceglie, sceglie di non scegliere.

Con questo non sto criticando il punto che mi porti, voglio però invitarti a ragionare sulle difficoltà del cambiare e sulla superficialità con cui a volte si pretende che scegliere per se stessi sia il bene più grande, trascurando il fatto che nelle nostre scelte ci sono centinaia di miriadi di motivazioni, a volte nascoste nelle pieghe delle famiglie, che limitano molto l’ampiezza del nostro orizzonte, ma questo non ci rende meno partecipi del mondo.

Io non mi considero un’introversa, mi considero una paurosa. Tante cose che penso rimangono nel mio pensiero perché ho paura di deludere una lunga lista di persone tra cui me. Ho paura di fare sogni così grandi che mi sento scema e torno a chiudermi nel mio girone della colpa e della pena. A volte dimentichiamo le emozioni in favore di etichette che ci tornano più comode perché ci danno meno responsabilità.

Cara F. se vuoi andare in fondo alla questione ricorda come sei fatta, i tuoi schemi e la tua natura. Tutto, o quasi, si può scalfire in qualche punto, a patto che non pretendiamo da noi stessi di essere tutt’altro rispetto alla persona che con gli anni siamo diventati. Se non vuoi che questo sia l’ennesimo sogno di cambiamento sappi che sarà difficile, non avere timore a chiedere aiuto durante il cammino, metti in conto vari scivoloni e ricordati che tifo per te, anche se non dovessi riuscirci, anche se dovessi capire che il posto in cui volevi andare somiglia molto a quello in cui sei già, soltanto con le pareti di un colore più brillante.

Olimpia

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