Confessioni di una psicologa senza filtro

di Olimpia Parboni Arquati

Per te che stai sempre con il telefono in mano come me

Non sopporto tutte quelle cose che ci trattano come se fossimo stupidi, perché poi finisce che lo diventiamo.
Quindi non sopporto tutti quelli che dicono che non dobbiamo stare sempre con i telefoni in mano semplicemente perché non ci dobbiamo stare. E basta.

E’ un po’ come quelli che ti dicono che fumare fa male, bere troppo fa male, tradire è sbagliato, il parmigiano sul pesce no, la doppia fila no, le bugie no, rimanertene a casa a capodanno no, il nero con il blu no. Sappiamo da centinaia di anni che spiegare le cose senza spiegarle è inutile e ti fa venire solo più voglia di farle, e invece niente, sempre la stessa storia. Nessuno che almeno provi ad argomentare la questione senza prendere per buono che tu, a livello teorico, sappia distinguere il bene dal male quanto la destra dalla sinistra. E’ nella pratica che sembriamo stupidi, ma tutto il resto lo capiamo tutti bene abbastanza.

Io a questa cosa ci penso sempre, e penso ai come mai, ai dipende, ai segreti nascosti ma poi penso pure che non va tanto bene non provare a vedere le cose come se fossimo quello che siamo: strani animali a due piedi, vestiti chi  meglio chi peggio, tutti attenti a scrutare gli altri che fanno perché è giusto che sia così. Perché è tra me e te che ci dividiamo lo spazio che abbiamo intorno e succede che ci modelliamo al contenitore in cui stiamo, perché animali vabbè, ma pure relazionali, se no non parleremmo nemmeno, o no?

Per questi motivi che ho appena spiegato malissimo, io non ci riesco a dire che i telefoni sono cattivi e nient’altro ma penso a 3 ragionevoli punti che potremmo considerare prima di allungare la zampa per andare a vedere chi non ci ha scritto, né cercato né niente, negli ultimi cinque minuti ogni cinque minuti. E ve lo dico per un motivo soltanto, perché c’è un’altra cosa che sopporto ancora di meno di tutte le altre: quando qualcuno per strada mi urta mentre io cerco di camminare tranquilla nelle mie giornate del cavolo, che già per natura mi offrono una serie di ostacoli, e ci mancate solo voi che mi date spallate mentre smanettate su Whatsapp o vi leggete Paolo Fox. E a voi, vi ci manco solo io.
1. La posizione del telefonista incallito non è una posa studiata che dà il meglio di noi, come quando ci impegniamo fortissimo prima di farci una foto e tiriamo su il collo come Timon, il cane della prateria che c’è nel Re Leone. La posizione del telefonista incallito tira fuori una cosa che invece vogliamo sempre nascondere: IL DOPPIOMENTO. Fateci caso, per favore fateci caso.
2. Fissare la pentola aspettando che bolla l’acqua rende l’attesa uno strazio. Quando nel frattempo fai qualcos’altro,  invece il tempo aumenta la marcia ed è subito toh, butta la pasta. Per questo mi piace ogni tanto lasciare il telefono dove non lo posso vedere e poi tornare e dire toh, quanti messaggi. Troppo semplice? Ma va, cambiare il ritmo del tempo è qualcosa che somiglia al miracolo ma senza intervento divino.
3. Nessuno vuole essere banale ma quasi nessuno vuole essere strano, però secondo me vale la pena provarci e vedere che cosa succede. Perché la capacità di cambiare la moda è una cosa che puoi fare anche tu e la puoi fare quando ti pare. E corrilo sto rischio di essere diverso dagli altri, se no sarai sempre una pecora mascherata da leone tosto e gajardo.
L’altro giorno ho bucato l’ennesima ruota e quindi, con la spocchia del romano che la macchina la prende pure per andare in edicola, ho preso I MEZZI. Madonna mia i mezzi.

Per dare più senso alla sfiga ho deciso di fare le cose in modo diverso: niente telefono, voglio andare a guardare la gente che mi sta seduta davanti. Ero così arrugginita che non riuscivo più a uscire di casa. Ce l’ho fatta dopo buoni 40 minuti e sembrava davvero che stessi partendo per il fronte in Siberia: biglietto, musica, cuffiette, libro, sciarpa e bottiglia d’acqua che fa tanto persona sana e che si vuole bene.

I 40 minuti seguenti li ho passati in piedi, ingessata nel mio armamentario, promettendo a me stessa che mi sarebbe bastato. La verità, mi è avanzato. Ho scambiato parole con una persona, due mi hanno chiesto cosa stessi leggendo, tre o quattro mi hanno dato una gomitata ma solo per scendere e forse tutto il vagone si è chiesto che cazzo stesse facendo sta tipa, piena di cose in mano che fissa le gente e sorride.

Non ribellatevi alle regole che dicono gli altri se prima non ve le spiegano, ma ribellatevi a voi stessi quando seguite delle regole che in fondo non avete nemmeno capito.

Be smarter than your smartphone.

Olimpia Parboni Arquati

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Leggi la Cookie Policy.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi