Cara Olimpia, ti seguo da un po’ e ti scrivo solo per sfogarmi e avere un piccolo momento di sostegno. Ho 21 anni e una vita di cui non sono per niente soddisfatta. Sembrerò banale lo so, ma la realtà è che non so neanche come si faccia a vivere per davvero, ciò che faccio la maggior parte del tempo è sopravvivere in una comoda routine rassicurante, non gli ingredienti giusti per migliorare e migliorarsi, mi sa.
Solo che non so nemmeno da dove potrei cominciare a cambiare la mia vita, mi rendo conto che il tempo trascorre più veloce di me, che mentre passa io sono sempre più sola, così chiusa dentro me stessa, e mi sento impotente di fronte alla mia stessa vita. Ho pochi (e pessimi) amici, un rapporto apparentemente buono con la mia strana famiglia (e qui ci vorrebbe un’altra lettera per raccontarla), anche perché mostro loro solo la parte che si aspettano da me, con una conseguente totale mancanza di comunicazione.
Posso dire di controllare e cercare di prevedere tutte i minimi aspetti della mia vita quotidiana, quando in realtà tantissime emozioni e pensieri sfuggono al mio controllo, con sporadici momenti di ansia e tanta confusione. Mi rendo conto di non stare abbastanza bene, di vivere in un modo che non lascia proprio il segno, con tanti problemi che probabilmente esistono solo dentro di me, ma sono pur sempre problemi… mi sento una bella sfigata sai?
Mi sono dilungata, quindi concludo dicendoti che vado già da uno psicologo, anzi andavo, perché dopo alcuni mesi senza apparenti miglioramenti ho mollato almeno per un po’, per capire se ha senso continuare, anche se adesso mi sento solo un caso con poche speranze e sono così spaventata, che tutto ciò è pure maggiore della mia voglia di continuare questo percorso, che temo non mi porterà da nessuna parte.
Infine, io non lo so se come si dice è sempre possibile cambiare da come si è, certe situazioni sembrano così confuse e complicate che pare davvero difficile intravedere un bagliore di luce.

Un grande (virtuale) abbraccio.
M.

Cara M., non lo so se sia possibile cambiare come si è. A dirla tutta ho grandi dubbi proprio sulla questione del come si è. Mi dispiace comunicarti che mi hai beccata in un momento in cui mi affeziono molto più alle domande che alle risposte, e lo so che sembra paradossale e anche un po’ ingiusto che io ti dica questo, visto che nelle mie intenzioni più nobili anche se un po’ ingenue, c’è sempre questa idea di poter condividere qualcosa che conforti, e le domande, si sa, raramente lo fanno. Ma tu mi porti proprio questa riflessione sul che cosa si è, dalla quale mi sento intimorita e attratta come dai buchi neri ecco.

Se fossimo in una situazione diversa da questa lettera ti chiederei di raccontarmi la tua vita quotidiana, dal che cosa vedi dalla finestra al come occupi tutte quelle ore lì che cerchi di prevedere nei minimi dettagli e che, direi proprio per questo enorme sforzo di tenere tutto in ordine, scappano da tutte le parti e un giorno finisce per sembrare esattamente uguale a quello prima e a quello dopo. Chissà se hai deciso di studiare, di lavorare, se ci stai pensando, se va tutto bene da quel punto di vista o se hai fatto una scelta che non ti rispecchia o che semplicemente non ti piace. Chissà soprattutto se ti senti innamorata, se lo sei stata, se speri di esserlo, se stai con qualcuno che non ti rispecchia o che semplicemente non ti piace. Ancora chissà questi amici pessimi perché continui a definirli amici, se hai mai pensato a quanto possa fare male non sentire di sapere che cos’é l’amicizia, perché sì l’amore, ma una vita senza amici è una vita con molte meno risate, banalmente. Banalmente poi, non c’è nulla di banale nel chiedersi ma come cazzo devo vivere, visto che insomma, se non è la vita fatta di vita, ma di che cosa è fatta, di polistirolo e nuvole?

Ieri qui a Roma c’è stata una scossa di terremoto che ha fatto un gran boato e ha spaventato molti. La sera durante un momento di lavoro si è riflettuto su quel primo messaggio che hai mandato a qualcuno per sapere come stava. La prima che ti è venuta in mente e anche quella a cui saresti voluto venire in mente tu e magari non è successo. Tutti dovremmo avere almeno
due o tre persone che riusciamo a vedere anche al buio e chissà se tu ce le hai o se quelle che pensi di avere non ti rispecchiano o semplicemente non ti piacciono.

Davvero non lo so se si può cambiare quello che si è, quel punto al centro di noi stessi che sembra avere un colore molto preciso che non ha il punto del cuore di nessun altro, quella variazione sul grigio che sembra ad alcuni di noi, chissà, chissà se a tutti, sembra scendere davanti agli occhi ogni tanto e far dire non come cazzo devo vivere, ma proprio ma io posso mai riuscire a essere felice oppure grigio topo vita di merda natural durante. Però so che buona parte di quello che siamo è anche in chi ci sta vicino e in che cosa facciamo delle ore che abbiamo a disposizione. La felicità è più un’abitudine che un raggio di sole. Tanti momenti in cui sono felice sono i momenti successivi a qualche sforzo, quindi momenti che partono per forza tristi, anche molto tristi, e a un certo punto cambiano colore. Ma se dovessi pensare a cose felici senza il resto prima, non mi viene in mente niente a parte l’abbraccio di un amico, di un familiare caro, di un amore, piccole grandi onde che ti vengono a prendere anche se sei fermo.

Quindi chissà che non sia proprio questo momento quello in cui cominci più che a dare tutta la responsabilità a come sei, a darne parte al resto, perché sul resto si possono fare un sacco di cose.

Anche andare dallo psicologo penso somigli in parte al resto delle abitudini che hanno a che fare con la felicità, c’è sempre un momento in cui niente sembra servire a niente, a volte succede perché bisogna trovarsi umanamente in qualche modo e non può succedere sempre, a volte succede che ci sembra che non succeda niente perché abbiamo così tanta fretta di arrivare a una risposta che ci siamo dimenticati di insistere sulla domanda. E la tua, tra tutte le domande, è la più difficile e la più necessaria di tutte. Non si risponde da sola con il tempo, si comincia a dipanare nel momento in cui accetti che anche la risposta sia la più difficile fra tutte. Se dovessi passare una giornata intera senza tenere in ordine niente come sarebbe quella giornata? Puoi provarci, anche solo a immaginarla, cosa faresti in modo diverso o non faresti proprio, cosa mangeresti, a che ora andresti a dormire, cosa ti metteresti per uscire, chi chiameresti per sorridere?

P.S. I cambiamenti epocali hanno la velocità dei ghiacciai più che degli tsunami, ma non se hai mai visto un ghiacciaio, una volta che s’è spostato col cavolo che si sposta di nuovo, eppure è sempre e solo acqua.

P.P.S. Ti lascio qui una cosa scritta tempo fa che mi hai fatto tornare in mente, su quanto possa essere utile sentirsi degli sfigati, chissà che non possa rispecchiarti o semplicemente piacerti.

Il bello di essere sfigati
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Un abbraccio anche in questo periodo di abbracci comunque lontani,

Olimpia

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